lunedì 25 agosto 2008

Il caldo non uccide la stupidità


Un Mese... è passato un mese ed in tutto questo tempo sapessi quante cattiverie io e la mamma abbiamo dovuto sopportare.

Ho perso la voglia di scrivere e di dipingere, mi sembra tutto inutile, anche se sei bravo e vali qualcosa c'è sempre quello che ti vorrebbe vedere morto perché quello che hai tu lo vuole lui e lui è più bastardo di te...

Dovrai vederti, ma credo che oramai te ne sarai accorto da solo, da quelli che ti leccano troppo perché hanno una mano nella tua tasca, oppure dovrai vederti da qualche parente che serpente c'è nato.

Non c'è molto altro, stiamo in questi giorni lasciando Roma, una città che amo ma che non ci vuole più accogliere, troppa indifferenza e slealtà, troppo caro tutto anche il sole.

Spero che tu sia stato bene dove sei ora, abbiamo cercato di crescerti sereno fin da subito, ecco perché siamo andati al paesello.



A presto figlio

martedì 22 luglio 2008

L'aridità nell' aria


Cosa c'è da dire... i giorni passano incredibilmente veloci eppure la vita m'appare rallentata... l'estate certo non giova all'umore se ti rendi conto che non riesci a fare poi molto per cambiare...
Nel mondo ne succedono di cose... non importa se belle o brutte... ce ne sono certe che lasciano sbigottiti anche i più incalliti... come me... sarà che ci sei tu Miki me credo che non mi capaciterò mai nel vedere, oppure sentite raccontate cose come quella della piccola Luna... sbattuta sul marmo... da un padre schizzofrenico... che era con lei e non doveva... che era dove non doveva... che ha incontrato chi non poteva fare più di quello che ha fatto... e chi poteva evitare tutto questo era in vacanza... parossistico no?

Le celebrazioni per il viaggio di Gianfranco sono assopite oramai, menomale almeno riposerà tranquillo.

Vorrei parlare con chi sputa nel piatto dove mangia, ma mica per chiedergli perché... ma per prendere bene la mira e sputargli in faccia... anche se poi lo profumo... almeno avrà la buonacreanza di darsi una lavata alla bocca prima di dire cazzate... il vilipendio alla bandiera non lo capisco, quello alla repubblica del quale si è ministro poi... credo che sia una tremenda stupidagine... un solo avvertimento, porta pure i tuoi 10 milioni di accoliti qui poi vediamo se sono proprio 10 milioni oppure hanno 10 milioni di vaffa da smaltire...

Ho sempre pensato che rispondere alla provocazione fosse sbagliato, il solito deficente che vuole mettersi in mostra... ma sputami sull'anima poi vediamo se non divento becero... nemmeno il lupo mette in dubbio la società dove vive... visto ch'è l'unica dove è possibile vivere... nemmeno l'orso... ne la lumaca o la formica... ma lui si. Perché?

Fa caldo, e non sudo più
tutte quelle lacrime dal mio corpo
mi ricordano troppo
i dolori e i sapori
d'una estate bruciata dall' amore.


alla prossima figlio

lunedì 14 luglio 2008

a gianfrà ma che me combini


La nostra città amore mio s'è fatta bolgia di dementi irriconoscenti asserviti al consumismo...

Ho passato gli ultimi giorni nel pensiero dolce e sereno d'un mondo un poco meno triste. Ti vedevo e mi rivedevo... ricordo bene quando ero un piccolo scavezzacollo, erano altri tempi certo, tempi che non torneranno, magari li studierai a scuola ed io sono curioso di leggerli quei libri di storia, chissà come riporteranno la nostra gioventù...

Qualche giorno fa è andato a farsi un viaggio un signore che ha sempre dimostrato a tutti comè veramente fatto un romano... se ne andato sdraiato in un letto d'una clinica... che paradosso... lui che sdraiato non c'è stato mai... anzi magari ha tentato di "sdraiare" qualche ipocrita e furbo... mi spiace sinceramente ed un poco mi mancherà perché, me ne rendo conto, con lui se ne va un'altro pezzo di quella italia che ha saputo far innamorare il mondo, italia sommersa oramai dalla ipocrisia merciologica, dal dolore spiattellato in prima pagina... senza pudore... senza rispetto... senza romanità.

Caro amore mio, è sorprendentemente difficile continuare a vivere così...

ciao gianfrà.

venerdì 4 luglio 2008

Angiulillo


Vorrei saper scrivere una favola...
ma una di quelle belle belle... quelle con principi e fate ma per farlo dovrei essere felice...

forse scrivere favole è un lavoro da nonni, oppure da mamme...

Fa un caldo infernale e nella casa che ancora ci accoglie il caldo diventa ancora più pensante.

Tu sei sempre più bello e grande. Ti guardo spesso, approfittando di tutte le volte che la mamma ti lascia ( e t'assicuro sono pochine...) ma lo faccio sempre.

Una settimana di vacanza, dovrei non vederti ancora per una settimana, qui l'aria non è meravigliosa, meglio che tu non ci sia, la nonna è a due passi dal mare... mare che tu hai già visto, senza di me, e non so proprio cosa immaginare, chissà quale faccia, quale sorriso... ma non voglio sapere... si ci sono le foto, ma non è uguale.

Fa caldo ed io ti amo ancor di più se posso...

martedì 1 luglio 2008

Let me live


Lascia che tu racconti una storia Michelangelo:

Quando ero piccolo, sognavo di essere uno scrittore, uno di quelli bravi, uno di quelli che leggevo sempre, anche quando ero sul bus ed andavo verso scuola.

Leggevo Calvino, eppoi, sceso dal bus, cercavo su gli alberi almeno l'ombra dei baroni arrampicati, oppure tra i cespugli nidi di ragno...

Sono passate così tante tempeste da quei giorni felici in una Roma enorme per un ragazzino dinoccolato come me e non ho ancora capito se sono alla fine diventato quello che volevo oppure sono solo quello che la mia vita ha fatto di me.
Scrivo, si quello lo so fare, mi diverto molto nel raccontare e a volte provo un sopraffino piacere a imbrogliare con le parole oppure inventare delle vite che non ci sono.

Camminare per il mondo... ma camminarci sopra non volandoci attorno sempre solo vedendo, senza mai ascoltare il rumore della foresta del Madacascar o lo scroscio del Nilo sulla prua della navetta dondolante.
Ho porca se ho camminato. Sicuro avrò fatto il giro del mondo a piedi... due volte almeno... eppure ho trovato il piacere a due passi dalla porta della mia città che d'eterno ha solo il rumore della vita che non l'abbandona mai.

Il piacere d'essere amato e desiderato, il piacere di regalare il tuo cuore d'argento a chi l'ha sempre meritato... desiderato... accarezzato con la sua gentilezza e caparbietà... eppure un giorno l'ho scacciato. Ho aperto la porta della paura e della incoscienza e ho chiuso tutto il resto... e per un anno sono tornato ad essere un bambino. Volevo poter salutare la mia giovinezza. Ho preso alla fine tutti i miei giocattoli e li ho regalati a chi di giochi non ne aveva mai avuti... poi ho aspettato.

L'attesa non è mai stata il forte di tuo padre ma sapevo che le cose buone non t'abbandonano mai, magari ogni tanto le vedi scomparire, come la luna ad aprile, ma se aspetti silenzioso, le cose buone torneranno, anche ad aprile.

Vederla la prima volta m'ha fatto sentire sereno, rivedere tua madre quel giorno mi lascio con la pelle del cuore in mano. Se lei era qui era allora vero che era la mia fatina buona e che questo suo pinocchio non voleva più regalarle sogni.

Vedi figlio... quando tu sei nato e t'ho visto negli occhi socchiusi dalle lacrime di vita... io ho ritrovato la mia, quella di quando ero un ragazzino dinoccolato che raccoglieva susine...

...ah! poi i nidi di ragno papà li ha visti... ed non ha più il coraggio di mentire...


giovedì 26 giugno 2008



Il sogno è finito.
Dopo due mesi di speranza, ieri ho avuto il benservito e sono tornato a casa.

" Questo non dipende dalla tua professionalità, che non è nemmeno in discussione ma secondo noi sei incompatibile con la carica che assolvi"

che tradotto in parole povere non ci fidiamo di te.

Bella risposta per una cosa che fai da 25 anni...

...ora ovviamente devo ricominciare a cercarmi un'occupazione, ma non credo che continuerò verso la stessa direzione... continuerò a navigare ma sceglierò altri mari e sopratutto altri vascelli, mai più zattere, precarie dimostrazioni di equilibrio, piene di gente che per sopravvivere non disprezza di mangiarsi la mano destra.

lunedì 23 giugno 2008

Ci vorrebbe un poco d'amore


Finalmente l'avventura è finita.

Parlo quella dell'europeo di calcio, innominabile farsa calcistica che vuole imporre una supremazia calciotelevisiva sul resto delle coscienze.


E' finita per noi, e per qualcun'altro... è finita per quelli che hanno vinto il mondiale ( di calcio ) e anche per quelli che torneranno a riposare e a vivere normalmente, senza dover surfare tra un discorso su come saremmo dovuti entrare in campo con l'olanda oppure se del piero doveva entrare prima...


... e fuori si continua a morire: di fame, di sete, per una semplice influenza, per un boccone andato di traverso oppure per un dolore d'amore impossibile da sopportare... o di solitudine...


Oggi vorrei lasciarvi un poco di righe poetiche, tratte dal mio e-book ( il link per scaricarlo Gratuitamente lo trovate qui accanto ), m'è sembrata la cosa più giusta da dire oggi, per ricordare che l'amore cambia ma non finisce, che la passione prima o poi finisce ma non sfiorisce... che ci vorrebbe nella mia vita una strada per i liberi pensieri... ancora...


Lontano tu

ed io stanco

poggio i miei pensieri

appannati dal gelo

ho ancora tra le dita il profumo di te,

un odore dolce

che difficile m'è da dimenticare.

Sonnecchia in me l'amore

pulsa, convulso, il desiderio di te

ti amo da morire

e piango a vederti sbattere le ali

perché so che

che quel battito

non sarà più vicino al mio;

le tue labbra

le mani tue sulle mie

e sulla pelle brividi

come veli di brina.

Oh vita e amore

perché mi bruci ancora

mentre attorno è un vuoto d'ali?

Con quale forza fai

il fuoco che mi brucia e che

non muore mai?

Ho ancora negli occhi il colore dei tuoi

un colore che m'è difficile da dimenticare...

ora, che neppure la mia voce al telefono senti

mentre, il solo alitare d'un pensiero

riesce a farmi sobbalzare il cuore.

Mi divertivo al sole estivo

e il riflesso del sole

sul collo a vedere,

a guardarti litigare con l'acqua salata del mare,

colorare il tramonto tra gli ulivi

grandi, come case.

gli occhi dell' estate

brillano su quelle spiagge lontane

ora che, il mio amore,

è come nodo contorto

d'una quercia, più restio a bruciare

anzi, giocherellone con la fiamma

che il ceppo lento consuma.

Mi divertiva vederti la sera

nel porticciolo sorridere

ed immagginarti a fantasticare

come i bambini

trovare gusto e ridere a crepapelle,

giocando con i colori della sera.

Ora, anche il fuoco spento

per lungo tempo ancora

conserva il calore

d'una cenere che rapidamente

scompare in un impalpabile cumulo.

Muoio, stavolta non rinasco

tu lasci la mia vita

che m'è sfuggita tra le dita

ma tengo l'amore

perché il tuo non è da regalare,

tu lasci la mia vita

che t'è sempre appartenuta.

Mi divertì un giorno perderti

ed averti ancora vicina

correre sulla spiaggia la sera

per poi piangere

tra le barche che riposano dondolando

tra la sabbia ed il mare.

Tu anima, rubi da sempre

abissi ai sogni

mentre sempre più lontano vai,

paroli inutile da dire,

non serve a nulla ripeterle

resta solo una debole sensazione

che è tutto finito,

impazzito con l'amore, urlo,

già allora era finita

quella strana felicità,

ora esser solo è, credere di vivere

e non accorgersi di morire...

cuore mio cos'hai fatto.....

venerdì 20 giugno 2008

Sulla strada, parte prima



L'ideale sarebbe andare a spasso che poi piova oppure ci sia il sole poco importa, quello che conta è viverla questa vita, per noi stessi, vistochè l'unica che abbiamo.

Tu sei nato il sette gennaio del 2008, sei stato un regalo incredibile e quasi mancavo all'appuntamento.

Quella mattina, sapevo che saresti nato. Niente magie, solo che sapevo che saresti apparso attraverso un taglio sulla pancia della mamma.

Il giorno prima, il sei gennaio, il giorno della befana, per la prima volta nella mia vita non avevo ricevuto del carbone per tutti i guai che avevo combinato. Aspettavamo tutti che tu arrivassi.

Tutto era successo tre giorni prima, di notte, verso la una. La mamma esce dal bagno, agitatissima e mi chiama dicendo:


" Livio è ora, ho perso le acque, ho perso le acque..."

io ero felice, saresti alla fine arrivato, forse quella sera stessa, tutto era pronto, anche il tuo papà era pronto.

Uscimmo di casa in dieci minuti, salimmo in macchina, quella di nonno Franco, e in cinque minuti arrivammo nella clinica.

Dopo un poco, circa mezz'ora la mamma mi salutò diretta verso la sua stanza.

La osservai silenzioso dal fondo del corridoio, nella penombra della luna e dei lampioni che salivano dalla strada.
L'unica infermiera non mi disse nulla, si limitò a sorridere. La salutai e scesi le scale fino all'uscita.

Tornai a casa piangendo, m'ero reso conto che una nuova storia stava nascendo... che tu stai per nascere... e che non sapevo ancora come chiamarti...

continua...

giovedì 19 giugno 2008

Scusi vorrei scendere prima di lei


Negli ultimi giorni molte cose sono rimaste esattamente come sono ancora oggi.


Non me ne lamento, non servirebbe, come non serve indignarsi se poi la sera si va a fare baldoria...

non è che ho un qualche conto in sospeso con qualcosa o qualcuno ma l'ipocrisia m'ha sempre dato fastidio...

l'ho sempre considerata una stupida perdita di tempo, di quel tempo che può essere impegnato per vivere meglio, invece di svicolare furbescamente tra i paletti sociale e raggiungere la meta ed accorgersi che si è soli...


" scusi vorrei scendere prima di lei... sa vado di fretta!"

In metropolitana, in movimento tra una stazione e l'altra, io con la musica nelle orecchie ascolto un sommesso balbettio. Immagino a me rivolto. Mi giro e vedo questa persona che mi rifila questa stupida richiesta.

"Come scusi?"

"le ho detto che devo scendere prima io perché..." mi dice visibilmente alterata.

"perchè forse a lei gli altri danno fastidio se esistono?" le rispondo.

"no, vado di fretta"

"si muova prima allora, eppoi se vuole scendere in corsa non credo che le sia permesso, sa le porte sono chiuse"

Nel frattempo arriviamo in stazione, le porte si aprono ed io tardo un paio di secondi a scendere... credo che abbia avuto una crisi nervosa perché l'ho vista inveire contro tutti, metropolitana compresa.

Probabilmente ho anche preso una bella parolaccia, ma sapete, non me ne importa proprio nulla, mi spiace per lei, per quella signora che in metro m'ha fatto la domanda giusta nel momento sbagliato... io per aver fatto lo stesso errore l'ho pagato per 12 mesi.


Fuori è un meravigliosa giornata di sole, finalmente la gente sorride ebete ai riflessi di se stessa nelle vetrine dei negozi e forse qualcuno, come me, pensa ad un uomo che la neve ha accompagnato ed alle soglie dell'estate ha dato l'ultimo saluto al mondo.


Ciao Mario Rigoni Stern e grazie.

lunedì 16 giugno 2008

Con il cappello nuovo



Lunedì...

giornata iniziata banalmente.


Debbo per forza raccontare quello che vedo fuori dalla finestra? Non ci sono le cose che abbiamo tutti... fuori dalla finestra?


Dovremmo essere tutti lì... fuori dalla finestra... invece buoni buoni ci chiudiamo in scatole di mattoni... uscendo da altre scatole di mattoni... in un vortice infinito di rotazioni e circonvoluzioni di mezzi di trasporto... indecenti... stipati di ignobili figuri puzzolenti, poveri cristi che sbarcano il lunario... ed il problema è proprio quello, che sbarcano il lunario quando so che potrebbero essere migliori di quello che sono, e rendere anche gli altri migliori.


In metropolitana alle 6 della mattina...

piena come un pollaio sovraffollato, con lo stesso odore d'una stalla malmessa.

Un esperienza che non vorrei provare ma debbo accettare, pur pagando un biglietto salato,
la malacreanza, la puzza, gli sguardi invidiosi di chi ti guarda e capisce che non sei come loro, che sei lì di passaggio, che forse domani non ti rivedrà sul quel vagone lurido... che forse la tua vita è diversa dalla sua... ma se sei lì con loro, non è poi così tanto diversa la vita che fai, anche tu sei un manovale... un muratore che costruisce case per altri...


eppure mi manca ancora la mia azuleia... chissà dov'è...

domenica 8 giugno 2008

Scrivo


Lavoro... ancora e scrivo.


Magari potessi farlo per vivere... quello dello scrivere come mestiere intendo. Per campare lavoro con le immagini, quelle televisive sopratutto, poi, più spesso per diletto, uso la grafica per esprimermi, quando la scrittura fa fatica ad arrivare.


Perché si scrivono storie? forse perché qualcuno poi le legga o forse solo per poter parlare con se stessi, oppure con il proprio inconscio.


Io scrivo storie anche per mio figlio. Lo faccio da quando avevo 14 anni e mio figlio è nato cinque mesi fa. Mi sono detto: cosa racconto ora che ci sei? Quello che vedo ti basterà per poco, e quello che sento forse lo capirai troppo tardi, quando sarai grande.


Allora perché continuare... perché è così l'essere umano. Non esiste scommessa che non possa essere accettata comunque vada a finire.

Chi conosce la storia della battaglia delle Termopili? Si esattamente quella del film "300" ( erroneamente chiamata Termopoli ).

Pensate 300 Persiani ( e 700 Tespiesi per la cronaca... ) contro un esercito di 5000...


...ecco perché io scrivo.


Le mie storie dovete venire a prendervele.

venerdì 6 giugno 2008

ne ho di storie da raccontare...




Ho lasciato queste pagine girare nel mare virtuale ed un giorno, spossato, sono tornato.


Mi son sentito come il nessuno omerico, ed ho trovato porci sulle mie cose, unti d'odio e di ipocrisia.


Ho perso quattro denti, non posso più suonare la mia tromba, m'è rimasta accanto la donna più buona che ho mai conosciuto e che con il tempo ho imparato ad amare e nel mio letto c'è un piccolo bimbo... michelangelo maria...


Ho ripreso a scrivere, mi sento le mani libere, vedo davanti a me ancora gli stessi incubi ma ora so che sono solo incubi, non sono realtà.


Ho un sogno... in desiderio... ed un obbligo.


Chi ha voglia d'ascoltare resti sintonizzato.