martedì 1 luglio 2008

Let me live


Lascia che tu racconti una storia Michelangelo:

Quando ero piccolo, sognavo di essere uno scrittore, uno di quelli bravi, uno di quelli che leggevo sempre, anche quando ero sul bus ed andavo verso scuola.

Leggevo Calvino, eppoi, sceso dal bus, cercavo su gli alberi almeno l'ombra dei baroni arrampicati, oppure tra i cespugli nidi di ragno...

Sono passate così tante tempeste da quei giorni felici in una Roma enorme per un ragazzino dinoccolato come me e non ho ancora capito se sono alla fine diventato quello che volevo oppure sono solo quello che la mia vita ha fatto di me.
Scrivo, si quello lo so fare, mi diverto molto nel raccontare e a volte provo un sopraffino piacere a imbrogliare con le parole oppure inventare delle vite che non ci sono.

Camminare per il mondo... ma camminarci sopra non volandoci attorno sempre solo vedendo, senza mai ascoltare il rumore della foresta del Madacascar o lo scroscio del Nilo sulla prua della navetta dondolante.
Ho porca se ho camminato. Sicuro avrò fatto il giro del mondo a piedi... due volte almeno... eppure ho trovato il piacere a due passi dalla porta della mia città che d'eterno ha solo il rumore della vita che non l'abbandona mai.

Il piacere d'essere amato e desiderato, il piacere di regalare il tuo cuore d'argento a chi l'ha sempre meritato... desiderato... accarezzato con la sua gentilezza e caparbietà... eppure un giorno l'ho scacciato. Ho aperto la porta della paura e della incoscienza e ho chiuso tutto il resto... e per un anno sono tornato ad essere un bambino. Volevo poter salutare la mia giovinezza. Ho preso alla fine tutti i miei giocattoli e li ho regalati a chi di giochi non ne aveva mai avuti... poi ho aspettato.

L'attesa non è mai stata il forte di tuo padre ma sapevo che le cose buone non t'abbandonano mai, magari ogni tanto le vedi scomparire, come la luna ad aprile, ma se aspetti silenzioso, le cose buone torneranno, anche ad aprile.

Vederla la prima volta m'ha fatto sentire sereno, rivedere tua madre quel giorno mi lascio con la pelle del cuore in mano. Se lei era qui era allora vero che era la mia fatina buona e che questo suo pinocchio non voleva più regalarle sogni.

Vedi figlio... quando tu sei nato e t'ho visto negli occhi socchiusi dalle lacrime di vita... io ho ritrovato la mia, quella di quando ero un ragazzino dinoccolato che raccoglieva susine...

...ah! poi i nidi di ragno papà li ha visti... ed non ha più il coraggio di mentire...


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