martedì 22 luglio 2008

L'aridità nell' aria


Cosa c'è da dire... i giorni passano incredibilmente veloci eppure la vita m'appare rallentata... l'estate certo non giova all'umore se ti rendi conto che non riesci a fare poi molto per cambiare...
Nel mondo ne succedono di cose... non importa se belle o brutte... ce ne sono certe che lasciano sbigottiti anche i più incalliti... come me... sarà che ci sei tu Miki me credo che non mi capaciterò mai nel vedere, oppure sentite raccontate cose come quella della piccola Luna... sbattuta sul marmo... da un padre schizzofrenico... che era con lei e non doveva... che era dove non doveva... che ha incontrato chi non poteva fare più di quello che ha fatto... e chi poteva evitare tutto questo era in vacanza... parossistico no?

Le celebrazioni per il viaggio di Gianfranco sono assopite oramai, menomale almeno riposerà tranquillo.

Vorrei parlare con chi sputa nel piatto dove mangia, ma mica per chiedergli perché... ma per prendere bene la mira e sputargli in faccia... anche se poi lo profumo... almeno avrà la buonacreanza di darsi una lavata alla bocca prima di dire cazzate... il vilipendio alla bandiera non lo capisco, quello alla repubblica del quale si è ministro poi... credo che sia una tremenda stupidagine... un solo avvertimento, porta pure i tuoi 10 milioni di accoliti qui poi vediamo se sono proprio 10 milioni oppure hanno 10 milioni di vaffa da smaltire...

Ho sempre pensato che rispondere alla provocazione fosse sbagliato, il solito deficente che vuole mettersi in mostra... ma sputami sull'anima poi vediamo se non divento becero... nemmeno il lupo mette in dubbio la società dove vive... visto ch'è l'unica dove è possibile vivere... nemmeno l'orso... ne la lumaca o la formica... ma lui si. Perché?

Fa caldo, e non sudo più
tutte quelle lacrime dal mio corpo
mi ricordano troppo
i dolori e i sapori
d'una estate bruciata dall' amore.


alla prossima figlio

lunedì 14 luglio 2008

a gianfrà ma che me combini


La nostra città amore mio s'è fatta bolgia di dementi irriconoscenti asserviti al consumismo...

Ho passato gli ultimi giorni nel pensiero dolce e sereno d'un mondo un poco meno triste. Ti vedevo e mi rivedevo... ricordo bene quando ero un piccolo scavezzacollo, erano altri tempi certo, tempi che non torneranno, magari li studierai a scuola ed io sono curioso di leggerli quei libri di storia, chissà come riporteranno la nostra gioventù...

Qualche giorno fa è andato a farsi un viaggio un signore che ha sempre dimostrato a tutti comè veramente fatto un romano... se ne andato sdraiato in un letto d'una clinica... che paradosso... lui che sdraiato non c'è stato mai... anzi magari ha tentato di "sdraiare" qualche ipocrita e furbo... mi spiace sinceramente ed un poco mi mancherà perché, me ne rendo conto, con lui se ne va un'altro pezzo di quella italia che ha saputo far innamorare il mondo, italia sommersa oramai dalla ipocrisia merciologica, dal dolore spiattellato in prima pagina... senza pudore... senza rispetto... senza romanità.

Caro amore mio, è sorprendentemente difficile continuare a vivere così...

ciao gianfrà.

venerdì 4 luglio 2008

Angiulillo


Vorrei saper scrivere una favola...
ma una di quelle belle belle... quelle con principi e fate ma per farlo dovrei essere felice...

forse scrivere favole è un lavoro da nonni, oppure da mamme...

Fa un caldo infernale e nella casa che ancora ci accoglie il caldo diventa ancora più pensante.

Tu sei sempre più bello e grande. Ti guardo spesso, approfittando di tutte le volte che la mamma ti lascia ( e t'assicuro sono pochine...) ma lo faccio sempre.

Una settimana di vacanza, dovrei non vederti ancora per una settimana, qui l'aria non è meravigliosa, meglio che tu non ci sia, la nonna è a due passi dal mare... mare che tu hai già visto, senza di me, e non so proprio cosa immaginare, chissà quale faccia, quale sorriso... ma non voglio sapere... si ci sono le foto, ma non è uguale.

Fa caldo ed io ti amo ancor di più se posso...

martedì 1 luglio 2008

Let me live


Lascia che tu racconti una storia Michelangelo:

Quando ero piccolo, sognavo di essere uno scrittore, uno di quelli bravi, uno di quelli che leggevo sempre, anche quando ero sul bus ed andavo verso scuola.

Leggevo Calvino, eppoi, sceso dal bus, cercavo su gli alberi almeno l'ombra dei baroni arrampicati, oppure tra i cespugli nidi di ragno...

Sono passate così tante tempeste da quei giorni felici in una Roma enorme per un ragazzino dinoccolato come me e non ho ancora capito se sono alla fine diventato quello che volevo oppure sono solo quello che la mia vita ha fatto di me.
Scrivo, si quello lo so fare, mi diverto molto nel raccontare e a volte provo un sopraffino piacere a imbrogliare con le parole oppure inventare delle vite che non ci sono.

Camminare per il mondo... ma camminarci sopra non volandoci attorno sempre solo vedendo, senza mai ascoltare il rumore della foresta del Madacascar o lo scroscio del Nilo sulla prua della navetta dondolante.
Ho porca se ho camminato. Sicuro avrò fatto il giro del mondo a piedi... due volte almeno... eppure ho trovato il piacere a due passi dalla porta della mia città che d'eterno ha solo il rumore della vita che non l'abbandona mai.

Il piacere d'essere amato e desiderato, il piacere di regalare il tuo cuore d'argento a chi l'ha sempre meritato... desiderato... accarezzato con la sua gentilezza e caparbietà... eppure un giorno l'ho scacciato. Ho aperto la porta della paura e della incoscienza e ho chiuso tutto il resto... e per un anno sono tornato ad essere un bambino. Volevo poter salutare la mia giovinezza. Ho preso alla fine tutti i miei giocattoli e li ho regalati a chi di giochi non ne aveva mai avuti... poi ho aspettato.

L'attesa non è mai stata il forte di tuo padre ma sapevo che le cose buone non t'abbandonano mai, magari ogni tanto le vedi scomparire, come la luna ad aprile, ma se aspetti silenzioso, le cose buone torneranno, anche ad aprile.

Vederla la prima volta m'ha fatto sentire sereno, rivedere tua madre quel giorno mi lascio con la pelle del cuore in mano. Se lei era qui era allora vero che era la mia fatina buona e che questo suo pinocchio non voleva più regalarle sogni.

Vedi figlio... quando tu sei nato e t'ho visto negli occhi socchiusi dalle lacrime di vita... io ho ritrovato la mia, quella di quando ero un ragazzino dinoccolato che raccoglieva susine...

...ah! poi i nidi di ragno papà li ha visti... ed non ha più il coraggio di mentire...