giovedì 26 giugno 2008



Il sogno è finito.
Dopo due mesi di speranza, ieri ho avuto il benservito e sono tornato a casa.

" Questo non dipende dalla tua professionalità, che non è nemmeno in discussione ma secondo noi sei incompatibile con la carica che assolvi"

che tradotto in parole povere non ci fidiamo di te.

Bella risposta per una cosa che fai da 25 anni...

...ora ovviamente devo ricominciare a cercarmi un'occupazione, ma non credo che continuerò verso la stessa direzione... continuerò a navigare ma sceglierò altri mari e sopratutto altri vascelli, mai più zattere, precarie dimostrazioni di equilibrio, piene di gente che per sopravvivere non disprezza di mangiarsi la mano destra.

lunedì 23 giugno 2008

Ci vorrebbe un poco d'amore


Finalmente l'avventura è finita.

Parlo quella dell'europeo di calcio, innominabile farsa calcistica che vuole imporre una supremazia calciotelevisiva sul resto delle coscienze.


E' finita per noi, e per qualcun'altro... è finita per quelli che hanno vinto il mondiale ( di calcio ) e anche per quelli che torneranno a riposare e a vivere normalmente, senza dover surfare tra un discorso su come saremmo dovuti entrare in campo con l'olanda oppure se del piero doveva entrare prima...


... e fuori si continua a morire: di fame, di sete, per una semplice influenza, per un boccone andato di traverso oppure per un dolore d'amore impossibile da sopportare... o di solitudine...


Oggi vorrei lasciarvi un poco di righe poetiche, tratte dal mio e-book ( il link per scaricarlo Gratuitamente lo trovate qui accanto ), m'è sembrata la cosa più giusta da dire oggi, per ricordare che l'amore cambia ma non finisce, che la passione prima o poi finisce ma non sfiorisce... che ci vorrebbe nella mia vita una strada per i liberi pensieri... ancora...


Lontano tu

ed io stanco

poggio i miei pensieri

appannati dal gelo

ho ancora tra le dita il profumo di te,

un odore dolce

che difficile m'è da dimenticare.

Sonnecchia in me l'amore

pulsa, convulso, il desiderio di te

ti amo da morire

e piango a vederti sbattere le ali

perché so che

che quel battito

non sarà più vicino al mio;

le tue labbra

le mani tue sulle mie

e sulla pelle brividi

come veli di brina.

Oh vita e amore

perché mi bruci ancora

mentre attorno è un vuoto d'ali?

Con quale forza fai

il fuoco che mi brucia e che

non muore mai?

Ho ancora negli occhi il colore dei tuoi

un colore che m'è difficile da dimenticare...

ora, che neppure la mia voce al telefono senti

mentre, il solo alitare d'un pensiero

riesce a farmi sobbalzare il cuore.

Mi divertivo al sole estivo

e il riflesso del sole

sul collo a vedere,

a guardarti litigare con l'acqua salata del mare,

colorare il tramonto tra gli ulivi

grandi, come case.

gli occhi dell' estate

brillano su quelle spiagge lontane

ora che, il mio amore,

è come nodo contorto

d'una quercia, più restio a bruciare

anzi, giocherellone con la fiamma

che il ceppo lento consuma.

Mi divertiva vederti la sera

nel porticciolo sorridere

ed immagginarti a fantasticare

come i bambini

trovare gusto e ridere a crepapelle,

giocando con i colori della sera.

Ora, anche il fuoco spento

per lungo tempo ancora

conserva il calore

d'una cenere che rapidamente

scompare in un impalpabile cumulo.

Muoio, stavolta non rinasco

tu lasci la mia vita

che m'è sfuggita tra le dita

ma tengo l'amore

perché il tuo non è da regalare,

tu lasci la mia vita

che t'è sempre appartenuta.

Mi divertì un giorno perderti

ed averti ancora vicina

correre sulla spiaggia la sera

per poi piangere

tra le barche che riposano dondolando

tra la sabbia ed il mare.

Tu anima, rubi da sempre

abissi ai sogni

mentre sempre più lontano vai,

paroli inutile da dire,

non serve a nulla ripeterle

resta solo una debole sensazione

che è tutto finito,

impazzito con l'amore, urlo,

già allora era finita

quella strana felicità,

ora esser solo è, credere di vivere

e non accorgersi di morire...

cuore mio cos'hai fatto.....

venerdì 20 giugno 2008

Sulla strada, parte prima



L'ideale sarebbe andare a spasso che poi piova oppure ci sia il sole poco importa, quello che conta è viverla questa vita, per noi stessi, vistochè l'unica che abbiamo.

Tu sei nato il sette gennaio del 2008, sei stato un regalo incredibile e quasi mancavo all'appuntamento.

Quella mattina, sapevo che saresti nato. Niente magie, solo che sapevo che saresti apparso attraverso un taglio sulla pancia della mamma.

Il giorno prima, il sei gennaio, il giorno della befana, per la prima volta nella mia vita non avevo ricevuto del carbone per tutti i guai che avevo combinato. Aspettavamo tutti che tu arrivassi.

Tutto era successo tre giorni prima, di notte, verso la una. La mamma esce dal bagno, agitatissima e mi chiama dicendo:


" Livio è ora, ho perso le acque, ho perso le acque..."

io ero felice, saresti alla fine arrivato, forse quella sera stessa, tutto era pronto, anche il tuo papà era pronto.

Uscimmo di casa in dieci minuti, salimmo in macchina, quella di nonno Franco, e in cinque minuti arrivammo nella clinica.

Dopo un poco, circa mezz'ora la mamma mi salutò diretta verso la sua stanza.

La osservai silenzioso dal fondo del corridoio, nella penombra della luna e dei lampioni che salivano dalla strada.
L'unica infermiera non mi disse nulla, si limitò a sorridere. La salutai e scesi le scale fino all'uscita.

Tornai a casa piangendo, m'ero reso conto che una nuova storia stava nascendo... che tu stai per nascere... e che non sapevo ancora come chiamarti...

continua...

giovedì 19 giugno 2008

Scusi vorrei scendere prima di lei


Negli ultimi giorni molte cose sono rimaste esattamente come sono ancora oggi.


Non me ne lamento, non servirebbe, come non serve indignarsi se poi la sera si va a fare baldoria...

non è che ho un qualche conto in sospeso con qualcosa o qualcuno ma l'ipocrisia m'ha sempre dato fastidio...

l'ho sempre considerata una stupida perdita di tempo, di quel tempo che può essere impegnato per vivere meglio, invece di svicolare furbescamente tra i paletti sociale e raggiungere la meta ed accorgersi che si è soli...


" scusi vorrei scendere prima di lei... sa vado di fretta!"

In metropolitana, in movimento tra una stazione e l'altra, io con la musica nelle orecchie ascolto un sommesso balbettio. Immagino a me rivolto. Mi giro e vedo questa persona che mi rifila questa stupida richiesta.

"Come scusi?"

"le ho detto che devo scendere prima io perché..." mi dice visibilmente alterata.

"perchè forse a lei gli altri danno fastidio se esistono?" le rispondo.

"no, vado di fretta"

"si muova prima allora, eppoi se vuole scendere in corsa non credo che le sia permesso, sa le porte sono chiuse"

Nel frattempo arriviamo in stazione, le porte si aprono ed io tardo un paio di secondi a scendere... credo che abbia avuto una crisi nervosa perché l'ho vista inveire contro tutti, metropolitana compresa.

Probabilmente ho anche preso una bella parolaccia, ma sapete, non me ne importa proprio nulla, mi spiace per lei, per quella signora che in metro m'ha fatto la domanda giusta nel momento sbagliato... io per aver fatto lo stesso errore l'ho pagato per 12 mesi.


Fuori è un meravigliosa giornata di sole, finalmente la gente sorride ebete ai riflessi di se stessa nelle vetrine dei negozi e forse qualcuno, come me, pensa ad un uomo che la neve ha accompagnato ed alle soglie dell'estate ha dato l'ultimo saluto al mondo.


Ciao Mario Rigoni Stern e grazie.

lunedì 16 giugno 2008

Con il cappello nuovo



Lunedì...

giornata iniziata banalmente.


Debbo per forza raccontare quello che vedo fuori dalla finestra? Non ci sono le cose che abbiamo tutti... fuori dalla finestra?


Dovremmo essere tutti lì... fuori dalla finestra... invece buoni buoni ci chiudiamo in scatole di mattoni... uscendo da altre scatole di mattoni... in un vortice infinito di rotazioni e circonvoluzioni di mezzi di trasporto... indecenti... stipati di ignobili figuri puzzolenti, poveri cristi che sbarcano il lunario... ed il problema è proprio quello, che sbarcano il lunario quando so che potrebbero essere migliori di quello che sono, e rendere anche gli altri migliori.


In metropolitana alle 6 della mattina...

piena come un pollaio sovraffollato, con lo stesso odore d'una stalla malmessa.

Un esperienza che non vorrei provare ma debbo accettare, pur pagando un biglietto salato,
la malacreanza, la puzza, gli sguardi invidiosi di chi ti guarda e capisce che non sei come loro, che sei lì di passaggio, che forse domani non ti rivedrà sul quel vagone lurido... che forse la tua vita è diversa dalla sua... ma se sei lì con loro, non è poi così tanto diversa la vita che fai, anche tu sei un manovale... un muratore che costruisce case per altri...


eppure mi manca ancora la mia azuleia... chissà dov'è...

domenica 8 giugno 2008

Scrivo


Lavoro... ancora e scrivo.


Magari potessi farlo per vivere... quello dello scrivere come mestiere intendo. Per campare lavoro con le immagini, quelle televisive sopratutto, poi, più spesso per diletto, uso la grafica per esprimermi, quando la scrittura fa fatica ad arrivare.


Perché si scrivono storie? forse perché qualcuno poi le legga o forse solo per poter parlare con se stessi, oppure con il proprio inconscio.


Io scrivo storie anche per mio figlio. Lo faccio da quando avevo 14 anni e mio figlio è nato cinque mesi fa. Mi sono detto: cosa racconto ora che ci sei? Quello che vedo ti basterà per poco, e quello che sento forse lo capirai troppo tardi, quando sarai grande.


Allora perché continuare... perché è così l'essere umano. Non esiste scommessa che non possa essere accettata comunque vada a finire.

Chi conosce la storia della battaglia delle Termopili? Si esattamente quella del film "300" ( erroneamente chiamata Termopoli ).

Pensate 300 Persiani ( e 700 Tespiesi per la cronaca... ) contro un esercito di 5000...


...ecco perché io scrivo.


Le mie storie dovete venire a prendervele.

venerdì 6 giugno 2008

ne ho di storie da raccontare...




Ho lasciato queste pagine girare nel mare virtuale ed un giorno, spossato, sono tornato.


Mi son sentito come il nessuno omerico, ed ho trovato porci sulle mie cose, unti d'odio e di ipocrisia.


Ho perso quattro denti, non posso più suonare la mia tromba, m'è rimasta accanto la donna più buona che ho mai conosciuto e che con il tempo ho imparato ad amare e nel mio letto c'è un piccolo bimbo... michelangelo maria...


Ho ripreso a scrivere, mi sento le mani libere, vedo davanti a me ancora gli stessi incubi ma ora so che sono solo incubi, non sono realtà.


Ho un sogno... in desiderio... ed un obbligo.


Chi ha voglia d'ascoltare resti sintonizzato.